Il 27 gennaio di quest'anno è morto J.D. Salinger e io non lo conoscevo.
Il 27 gennaio mi sono accorta di essere arrivata a 25 anni e aver fatto gli studi che ho fatto, senza aver mai letto "Il giovane Holden". Il che non è propriamente una cosa di cui vantarsi.
Ma l'intelligenza sta nel rimediare.
Ho quindi comunicato al mondo intero il nuovo elemento della mia wishlist letteraria e in risposta ho ricevuto dal mondo intero una copia de "Il giovane Holden". Per fortuna tutti avevano conservato lo scontrino.
Parentesi: il caso ha voluto che negli stessi giorni in cui leggevo il libro, partecipassi ad un concorso letterario sul web. Ci partecipo ancora, a dire il vero. E oltre a mangiarci le unghie per l'ansia e vergognarci come cani, il regolamento prevede che i partecipanti leggano e giudichino le opere degli altri.
Bene. Cioè male. Perchè a parte un paio di casi, o io sono Italo Calvino e non me ne ero accorta, oppure gli altri non sanno scrivere. L'italiano, intendo.
Insomma, leggevo alcuni dei testi assegnati e mi cadevano le braccia, mi sentivo sull'orlo di un precipizio, sul ciglio di un baratro nero, tremante come una foglia nel vento invernale.
Cose del genere, leggevo. E mi chiedevo se qualcun'altro pensasse le stesse cose di quello che avevo scritto io, mi chiedevo se non fossi presuntuosa nel dare i miei giudizi, se le mie competenze fossero adeguate (sono proprio di un'onestà disarmante, si.).
Poi leggo un racconto. Un lungo racconto strutturato come una (quasi) ininterrotta chiacchierata tra alcune persone. E decido che non ce la posso fare. Decido che una persona che ama la scrittura, che ne vuole fare una professione, che legge tanto da far pensare che venga pagata per farlo, non può scrivere quello che stavo leggendo. Perchè, insomma, ogni situazione creata deve avere una giusta formulazione scritta, un registro adeguato, un linguaggio verosimile. E io leggevo un discorso informale lugo 30 pagine, che usava una lingua simile a quella degli Emeriti e Illustrissimi e Luminosissimi Rettori delle nostre Università. Quella dei documenti ufficiali, praticamente.
Non. Va. Bene.
E mi è venuto in mente Salinger, che ha creato un personaggio così vivo proprio in virtù di come lo fa parlare. Per un centinaio di pagine parla a noi così come parlerebbe un nostro amico al telefono, senza che si perda la poesia, la riflessione, la profondità, la bellezza della parola letteraria. E' una lingua vera.
Quindi "Il giovane Holden" è una storia ma è anche un manuale che chi ama scrivere dovrebbe tenere sempre sotto mano, per far si che i dialoghi escano da bocche vere.
lunedì 3 maggio 2010
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